Castello di Oria, prof Pesce: «Cittadini e proprietà possono trovare un accordo»

di Eliseo Zanzarelli

Il caso del castello di Oria è tornato attuale da quando, qualche giorno fa, i proprietari hanno ufficializzato la rinuncia a farne un museo con bar e ristorante considerando troppo restrittive le condizioni emerse dalla conferenza di servizi preliminare. Il caso interessa ogni oritano e non fa eccezione Giovanni Pesce: avvocato e professore di diritto amministrativo, ormai da anni vive ed esercita a Roma. Non ha mai però reciso il suo legame con la città natìa – dove quando può torna volentieri – di cui va orgoglioso.

D. Avvocato, cosa rappresenta per lei il castello?

R. Uno dei simboli che testimoniano l’antico prestigio della nostra cittadina. Una rocca usata per scopi di avvistamento militare, trasformata dapprima in un castello e poi in un luogo di cultura, di visita  e di attrazione per i cittadini, i turisti, gli studenti. Insomma, una cosa importante che, bene o male, ha caratterizzato l’intero Paese dal dopoguerra: basti pensare che il castello è nello stemma del Comune di Oria, che il Palio ruota attorno alla sua storia, etc… Più di così non si può. Il castello identifica la città.

D. Negli anni, il castello si è trasformato da risorsa a problema da risolvere. Crede in un’assunzione politica di responsabilità dopo il lavoro degli uffici?

R. Se il problema, a quel che si intende, è l’utilizzo degli spazi interni del castello, va chiarito che la questione può generare equivoci e non va confusa con la visita delle torri o del museo. Va distinta anzitutto la posizione del privato da quella dell’amministrazione pubblica. All’interno di casa mia posso fare ciò che voglio, salvo capire se, in ragione della natura del bene che posseggo, esistono vincoli di altro tipo che mi limitano nel pieno utilizzo. Se, per esempio, sono proprietario di un palazzo nel centro storico e voglio farci un ristorante con annesso salone di ricevimento, dovrò verificare se esistono vincoli legati alla pianificazione urbanistica o di altro tipo. Se poi il mio bene è talmente importante da essere vincolato dal Ministero dei beni culturali, ai primi vincoli se ne aggiungono altri. Di tutto ciò va tenuto conto e certamente il proprietario ne è consapevole. Quanto all’amministrazione, essa si muove nel solco delle leggi. L’amministrazione non può inventarsi nulla di più di quanto la legge permette e, di fronte ad istanze del privato tese ad utilizzare in un certo modo il bene, essa deve rispondere seguendo parametri legali. Sin qui diciamo cose note. Ancora distinta è la posizione del privato cittadino che chiede di visitare un museo o, in questo caso, il castello. Se si confondono i piani, si rischia di mescolare interessi di natura diversa, a scapito del risultato.

D. A prescindere dai desiderata della proprietà e dai vincoli che il Comune è tenuto a far osservare, si potrebbe smuovere qualcosa – a suo parere – per consentire un’apertura seppure parziale del monumento?

R. La questione nel caso concreto si caratterizza per un particolare. La permuta del 1933 vede due protagonisti, diciamo, principali: la proprietà privata (che acquisiva una rocca diruta per trasformarla in un vero castello) e il Comune (che in cambio acquisiva Palazzo Martini per trasferire la sua sede). Ma vi è poi un particolare in più. La delibera del Podestà con la quale fu autorizzata quella permuta individua altri soggetti direttamente interessati alle sorti dell’operazione: sono i cittadini e “i forestieri” (all’epoca chiamati così: oggi li chiamiamo turisti), nei cui confronti l’allora acquirente si impegnò a far visitare le torri “a scopo culturale e storico”. Impegno sempre mantenuto dai Martini Carissimo. Alla lungimiranza di quella clausola (chiediamoci perché venne inserita) si deve in sostanza l’apertura e la notorietà del castello e di Oria. Mi pare sia giunto il momento di far emergere la rilevanza di questa parte del provvedimento amministrativo che sorregge la permuta. Cosa risponderebbe la nuova proprietà del castello oggi ad una richiesta di visita rivolta direttamente dai cittadini? E i cittadini, a loro volta, sarebbero interessati a sottoscrivere una petizione in tal senso? Ecco, questo è il succo della mia proposta.

D. Se questa lettera fosse ignorata, ci si potrebbe rivolgere a un giudice?

R. Se esiste il diritto di cui parliamo, esso è dei cittadini. Se esiste un dovere di garantire la visita, esso è dei proprietari. È chiaro che il Comune ha un interesse che converge con quello dei cittadini e gli sforzi degli ultimi tempi (anzi, anni) lo dimostrano. Anche il Ministero della Cultura, secondo me, è interessato alla riapertura, così come la Regione. Ma sono piani differenti. Se la petizione restasse inevasa, esiste uno spazio per l’intervento del giudice. Ma spero non vi si arrivi, mi aspetto lungimiranza dalla proprietà: organizzare una visita, almeno alle torri, non mi pare una tragedia. La vicenda amministrativa sulla destinazione degli spazi interni del castello può e deve seguire il suo corso, ma nel frattempo si garantisca subito il diritto alla visita. Anzi, oserei dire che, sgombrato questo tema, le questioni sul tappeto saranno messe a fuoco in modo più nitido e senza confondere i piani.

D. C’è una delibera di giunta del 2013 con cui l’allora sindaco e i suoi assessori intimavano l’apertura del castello, altrimenti avrebbero agito per vie legali. La delibera non è mai stata eseguita né annullata. Nel caso, i cittadini potrebbero esercitare poteri sostitutivi?

R. I cittadini agirebbero direttamente e non in sostituzione. Certamente, se il Comune, la Regione o il Ministero decidessero di dare manforte, la nostra causa sarebbe più robusta.

D. Ha letto le osservazioni, piuttosto articolate, dell’ex dipendente comunale Schirinzi?

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R. Cosimo Schirinzi conosce a fondo i documenti e ha posto con tenacia alcuni punti della questione. Ma ora la parola spetta agli altri cittadini: chi ci sta a tentare questa strada? Vorrei dire una cosa finale. Oria in questi ultimi anni ha fatto passi importanti, è più curata, bella e rappresenta un’attrazione per molte persone che la scelgono come luogo dove vivere, non solo come luogo dove passare qualche ora: spero ci si renda conto della differenza. Sarebbe un vero peccato non sfruttare tutte le occasioni per incrementare visitatori.

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