Oria indossa il suo vestito migliore, rievoca i suoi antichi fasti e riscopre la sua grande bellezza e, per giunta, lo fa in un giorno storico: il 50esimo anniversario del Torneo dei Rioni. La Notte dell’Imperatore, organizzata da Pro Loco e Comune con la collaborazione di tutte le associazioni del posto, non avrebbe potuto aprirsi nel modo migliore che con l’inaugurazione di Parco Sabba-Montalbano.
Uno scrigno di storia, natura e cultura proprio alle pendici del monumento simbolo della città: sua maestà il castello. Dopo il taglio del nastro da parte del sindaco Cosimo Ferretti e del Borgomastro della gemellata Lorch, Karl Buhler, ecco il colpo d’occhio mozzafiato degli scavi archeologici di Parco Sabba: un vero e proprio quartiere, con tanto di focolare domestico e macina, affiorato quasi per magia durante i lavori di riqualificazione grazie a un’intuizione dell’archeologo Christian Napolitano (Cooperativa Impact). Sotto una spessa coltre d’erba, sostenne, avrebbero potuto celarsi dei tesori. Aveva ragione.
Ed eccoli dunque i tesori nel tesoro, quelle testimonianze di vita passata lasciate a vista, così che ciascuno possa ricordare da dove si proviene, cosa si è stati, respirare le proprie origini, entrarvi a contatto.
E poi, più su lungo i gradoni simili a terrazzamenti del giardino all’italiana, lasciandosi sulla destra il sapiente accampamento medievale e i giochi d’arme dei Milites Friderici II, ci s’inerpica fin sopra una torretta di servizio del maniero. Un rapido passaggio contemporaneo nel percorrere la scalinata antincendio, roba di attimi, e poi ancora emozioni: la prima balaustra dell’inespugnabile fortezza fatta costruire dallo Stupor Mundi affaccia su Parco Montalbano e sul suo giardino esotico. Le chiarine e i tamburi del Gruppo Sbandieratori e Musici Rione Santo Basilio accolgono autorità e visitatori, giunti a educatissime frotte, mentre le sentinelle battono il sentiero e controllano che a valle tutto proceda per il meglio, che all’orizzonte non vi siano nemici da respingere.
È una giornata di festa, di festa grande. Qualcuno a stento trattiene l’emozione e persino il pianto, un pianto gioioso. Sono in tanti a raccontare della sensazione da pelle d’oca provata nel varcare per la prima volta l’accesso inedito da via Giacinto D’Oria.
Sono da poco trascorse le 17,30 ed è solo l’alba di una notte indimenticabile, mentre tutt’intorno, nelle principali vie e piazze della circamoenia oritana è già un gran brulicare di gente, bandiere, mercatini, adulti e bambini in costume d’epoca perfettamente calati nella parte. Una parte che Oria sa evidentemente recitare. Ora, a proposito di parti, quella più difficile: non deve (più) dimenticarlo, perché questa città, quando non si piange addosso, quando reagisce e quando si unisce, sa essere ciò che sogna. Sa essere bella, bellissima.
e.z.